Biografia

La rinascita

Nel dicembre 1996 Andrea Rossi, senza una lira in tasca, emigra negli USA dove viene da subito assunto in una società specializzata in impianti che ricavano energia da biomasse, la Bio Development Corporation, di Bedford, nel New Hampshire.
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Immette in questa società i suoi precedenti brevetti e dopo pochi mesi viene nominato Chief Scientist.
La Bio Development ha rapporti professionali con il DOE (Department Of Energy) americano circa la ricerca di nuove fonti energetiche (Energy Act); inizia così la collaborazione di Andrea Rossi con il DOE relativamente a questo tema. Il contributo di Rossi è rilevante: vengono depositati a suo nome numerosi nuovi brevetti in USA nel campo della produzione di energia da fonti non fossili.
La tecnologia per la produzione del Biodiesel comincia ad avvalersi enormemente delle tecnologie sviluppate dall’Ingegnere durante la sua attività negli stabilimenti di Omar e Petroldragon ed ancora oggi molti impianti funzionanti a biomasse funzionano grazie ai procedimenti derivanti dalle tecnologie Petroldragon-Omar.
Nel 2000 l’Ing. Andrea Rossi realizza un importante impianto per la produzione di carbone da scarti di legno a Chicago, ma mentre sta per cominciarne la costruzione, si trova a dover fronteggiare l’ennesima difficoltà postagli dallo Stato Italiano: in uno dei viaggi di ritorno in Italia dagli Stati Uniti, all’arrivo all’aeroporto di Roma gli viene notificato un mandato di cattura a seguito della bancarotta della Omar. L’arresto è immediato. Solo dopo una lunga battaglia processuale l’Ing.Rossi verrà liberato.
Durante questo periodo di “permanenza forzata” in Italia, l’Ing. Andrea Rossi sviluppa in madrepatria la tecnologia di produzione di energia elettrica dalle biomasse elaborata negli USA.
Mantiene comunque i rapporti professionali con gli Stati Uniti, e comincia a collaborare con LTI (Leonardo Technology Incorporated), azienda che fornisce tecnologie ed impianti al DOE (Department of Energy) ed al DOD (Department of Defence) in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nel 2009 Rossi torna definitivamente negli USA, per dirigere lo sviluppo di una nuova fonte di energia, brevettata dal Rossi, per la quale negli USA è stato definito lo status di priorità.

Nel dicembre del 1996, Andrea Rossi, senza una lira in tasca, emigra negli USA dove viene da subito assunto in una società specializzata in impianti che ricavano energia da biomasse, la Bio Development Corporation, di Bedford nel New Hampshire.

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(7. gennaio 2011)

La capitolazione – fine di un sogno

Dopo quanto è successo, tutto è chiuso e sotto sequestro; le banche non solo si rifiutano, come è facilmente intuibile, di concedere qualsiasi forma di credito a favore delle aziende, ma chiedono anche il rientro immediato di tutti i crediti erogati nel tempo.
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I crediti concessi nel corso degli anni dalle banche sono serviti a finanziare le ricerche, gli esperimenti, la costruzione dei macchinari e degli impianti e sono, come facilmente calcolabile visto lo sviluppo esponenziale dell’attività lavorativa e della relativa ed inevitabile esigenza di fondi per finanziare tale espansione, di notevole entità.
La garanzia che l’Ing.Rossi ha portato alle banche fin dall’inizio, è costituita dal grande valore del capitale personale e da quello della propria famiglia, valutato, nell’insieme, in circa 50 miliardi di lire; tutte le proprietà messe a garanzia vengono espropriate e gestite dai curatori fallimentari.
La tragedia finanziaria colpisce, a cascata, tutte le aziende del Gruppo.
E’ la bancarotta!
L’Ing. Rossi verrà fuori da questa situazione completamente spogliato di ogni proprietà e privo di ogni fonte di sostentamento; nella pratica, rimarrà letteralmente senza una lira.
Comincia contestualmente la “mangiatoia” delle bonifiche: viene dato incarico ad aziende esterne il compito di valutare l’eventuale danno ambientale e di valutare il lavoro necessario ad eseguire le bonifiche.
Vengono censite migliaia di tonnellate di materiale, tra prodotti già raffinati e materie prime che Omar e Petroldragon avrebbero lavorato e commerciato con profitto, per le quali viene imposto uno smaltimento presso enti preposti allo scopo. Lo smaltimento viene appaltato nel giro di pochi giorni, cosa estremamente strana, date le lungaggini che generalmente contraddistinguono tali “affidamenti di lavori”; altra cosa estremamente strana, riguarda i costi di questi smaltimenti: la Omar e la Petroldragon pagavano, negli anni 90, per smaltire i rifiuti derivanti dalla propria lavorazione presso impianti di smaltimento regolarmente autorizzati, cifre attorno alle 400 lire per Kg; il costo raggiunto per gli smaltimenti degli stessi identici rifiuti, ovvero degli stessi che anche Omar e Petroldragon smaltivano, delle materie prime stoccate presso gli impianti e dei prodotti finiti, per i quali era stata comunque imposto lo smaltimento, nonostante la loro possibile commercializzazione, raggiunge cifre inaudite ed assolutamente fuori mercato, cifre con un valore medio di 1500 lire/kg.
Ognuno tragga le proprie deduzioni circa questa anomala differenza di prezzi tra quello che è la consuetudine e quello che è accaduto in questo specifico caso.
I tempi per l’assegnazione dei fondi necessari al pagamento di queste costosissime bonifiche, è anch’esso piuttosto anomalo, essendo tali fondi messi a disposizione nel giro di qualche giorno, dove in genere, anche a parità di “emergenza ecologica”, occorrono anni: evidentemente il piano di finanziamento necessario al recupero dei fondi necessari allo smaltimento, era già stato preparato da tempo, probabilmente da prima ancora dello svolgersi degli eventi che avevano portato l’Ing.Rossi in prigione. Anche su questo aspetto, ognuno tragga le deduzioni che preferisce.
Ancora ribadiamo la stranezza della concomitanza temporale tra la chiusura dell’attività di Andrea Rossi e l’inizio del traffico dei rifiuti da parte della camorra.
Tutto quanto precedentemente esposto, è stato ampiamente documentato e dimostrato nel corso dei processi a carico dell’Ing. Rossi.
Andrea Rossi subirà 56 processi che lo impegneranno per 17 anni e che lo costringeranno, vista la totale mancanza di beni ed averi (precedentemente stimata in circa 50 miliardi di lire), causa la bancarotta delle aziende, a riempirsi di debiti che tutt’oggi sta ancora pagando.
Di questi 56 processi, tutti quelli per i quali è stato incarcerato finiranno con un’assoluzione; di tutti i processi per motivazioni fiscali, derivati dalle bancarotte causate dalla chiusura della Omar e della Petroldragon, 5 finiscono con una condanna, che giustificherà i periodi di carcerazione preventiva sofferta per le accuse che hanno generato gli arresti. Tutti gli altri finiscono con assoluzioni e prescrizioni. Gli stessi clienti di Omar e Petroldragon, anche quelli che hanno subito sequestri e citazioni per danni per aver avuto rapporti professionali con le aziende di Rossi, testimoniano nei processi a favore dell’Ingegnere.
Tutta l’attività industriale, nonostante le assoluzioni e la dimostrazione della veridicità di quanto promesso dai metodi di produzione delle aziende, è comunque ormai inesorabilmente compromessa e nulla può essere più fatto per risanare la situazione.

Dopo quanto è successo, tutto è chiuso e sotto sequestro; le banche non solo si rifiutano, come è facilmente intuibile, di concedere qualsiasi forma di credito a favore delle aziende, ma chiedono anche il rientro immediato di tutti i crediti erogati nel tempo.

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(7. gennaio 2011)

La persecuzione

La materie usate da Petroldragon per la produzione di olio combustibile, per la Legge Italiana passano improvvisamente dall’essere considerate materie seconde ad essere considerate rifiuti,
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come conseguenza l’azienda Petroldragon è improvvisamente deficitaria delle autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti e pertanto fuorilegge; stessa cosa capita ai prodotti in uscita dal processo di lavorazione della Petroldragon, prima considerati olio combustibile, ora rifiuti, che sono la fonte di approvvigionamento di materia prima della raffineria Omar, pertanto anche quest’ultima è, dall’oggi al domani, mancante delle autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti, quindi anch’essa fuorilegge. Ancora di più, visto che pure i prodotti in uscita dagli stabilimenti della Omar sono anch’essi rifiuti, dove prima erano prodotti finiti destinati al mercato e soggetti al regolare pagamento delle imposte relative all’ambito produttivo, allora anche tutti i clienti che da sempre compravano tali prodotti, si trovano ad avere nei propri stabilimenti o nei propri magazzini, non più prodotti finiti, ma rifiuti, per lo stoccaggio od il trattamento dei quali, anche per loro, è necessaria la relativa autorizzazione al trattamento, autorizzazione che, chiaramente, essi non hanno: anche tutti i clienti di Omar e Petroldragon sono fuorilegge.
Ed ecco che Petroldragon, Omar e tutti i clienti di queste ultime, vengono messi sotto sequestro. Il dissequestro, per le aziende dei clienti, avverrà solo in seguito al loro impegno a non acquistare più i prodotti derivati dalle lavorazioni degli impianti di Omar e Petroldragon.
Tutte le Banche e gli Istituti di Credito con cui gli stabilimenti di Andrea Rossi avevano da sempre lavorato, vista la palese valutazione negativa della situazione, chiudono tutti i rubinetti; questo, unito all’obbligo per i clienti di non acquistare più nulla dalle aziende, determina l’arresto totale ed immediato di ogni forma di alimentazione economica; sono infatti annullati sia tutti i fidi bancari, sia tutti gli ordini di produzione. La situazione amministrativa del gruppo è insostenibile. Il successivo arresto di Andrea Rossi, che dal carcere non potrà più fare nulla per tentare di salvare le proprie aziende, e l’enorme campagna mediatica che distrugge irrimediabilmente l’immagine sia di Andrea Rossi, sia degli stabilimenti Omar e Petroldragon, riescono in pochissimo tempo ad annullare il valore dei marchi di aziende che fino a poco tempo prima erano valutate circa 50 miliardi di lire (ed in espansione esponenziale) e che davano lavoro a 150 dipendenti.
Inutile descrivere lo stato psicologico di Andrea Rossi in questo momento: coperto di mandati di cattura, rinchiuso nelle patrie galere da dove ogni giorno guarda trasmissioni televisive che ridicolizzano la sua figura ed il frutto del lavoro di tanti anni, manifestazioni pubbliche contro i suoi impianti dove grandi quantità di materia prima pronta alla lavorazione per diventare olio combustibile e prodotti di consumo, diventano, ora che la capacità produttiva di Omar e Petroldragon è definitivamente annullata, cimiteri di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici.
Impossibile per l’Ing Andrea Rossi gridare al mondo che sì, i rifiuti ci sono e sono tanti, ma che non sono lì come il frutto di una truffa ai danni dell’ambiente e della comunità, come se fosse il risultato di uno stoccaggio selvaggio atto a speculare sul loro smaltimento simulato, ma sono lì in attesa di essere lavorati e trasformati, e sono tanti proprio perché tanta era la previsione produttiva per adeguarsi alla richiesta di prodotto da parte dei clienti, a conferma che lo stesso mercato aveva dato nel tempo un parere favorevole sulla qualità del lavoro svolto dagli stabilimenti e, soprattutto, a conferma del fatto che il mercato stesso era già riuscito a superare il pregiudizio inevitabilmente legato a questo “magico prodotto”, pregiudizio che con anni di lavoro, di umiliazioni e di sfide vinte, Andrea Rossi era riuscito ad abbattere.
Inutile la riflessione sul fatto che qualsiasi raffineria venisse chiusa, anche al giorno d’oggi, apparirebbe come un enorme contenitore di rifiuti tossici, proprio perché tali sarebbero le sostanze oggetto di lavorazione, se non raffinate e se non facenti parte di una catena produttiva. Persino il contenuto del serbatoio di un’automobile, se abbandonata, sarebbe pieno di rifiuti tossici, perché la benzina non farebbe più parte del processo produttivo atto al moto del mezzo stesso, ma sarebbe una sostanza non più utile a tale processo e, quindi, un rifiuto; in più tossico e pericoloso, per le caratteristiche chimiche insite nella benzina stessa.

Le materie usate da Petroldragon per la produzione di olio combustibile, per la Legge Italiana passano improvvisamente dall’essere considerate materie seconde a essere considerate rifiuti.

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(7. gennaio 2011)

Un’invenzione fastidiosa

All’inaspettato ”voltafaccia legislativo” attuato dallo Stato Italiano, con il quale e’ stata resa illegale dall’oggi al domani un’attivita’ su cui lo stesso Stato svolgeva da sempre regolari operazioni di controllo e di quantificazione delle imposte, gli stabilimenti Omar e Petroldragon si trovano, con strana coincidenza temporale, a doversi confrontare con una forte alleanza politico/sociale che commincia ad additare l’Ing.Andrea Rossi quale inquinatore ambientale ed evasore fiscale.
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Cominciano a costituirsi associazioni di cittadini che insorgono contro l’inquinatore Rossi, inizia una campagna mediatica atta a distruggere la persona, le aziende e tutto l’operato fino ad ora portato avanti.
Con il senno di poi, appare molto curioso notare la coincidenza in date storiche tra la guerra contro l’Ing.Andrea Rossi, persona ormai giunta ad arrivare a competere in modo incisivo, grazie al lavoro ed agli studi svolti all’interno degli stabilimenti della Omar e della Petroldragon, con i prodotti petroliferi, e la decisione da parte delle organizzazioni camorristiche di entrare in modo deciso nel business dei rifiuti, puntando ad ottenere il monopolio del trattamento (si fa per dire) dei rifiuti, trattamento che si sarebbe poi dimostrato essere costituito dall’interramento di tali rifiuti nel sottosuolo della Campania, con conseguente inquinamento delle falde acquifere e dei terreni destinati all’agricoltura. Tale metodo di lavoro e tali tempistiche storiche imputabili all’attività dei numerosi gruppi camorristici, possono essere facilmente documentate dai testi e dagli scritti di famosi autori che, oggi, sono riusciti a gettare una nuova verità su misteri e coperture del passato. Ed ecco che i rifiuti destinati alla lavorazione all’interno delle aziende Petroldragon e Omar, utili alla produzione di prezioso olio combustibile, diventano materia prima tolta a chi specula sul loro “trattamento” ed, allo stesso tempo, il proseguo dell’attività lavorativa dell’ING. Andrea Rossi, diventa causa di numerosi mancati guadagni ed un nemico realmente significativo per chi punta ad essere l’unico a poter mettere mano ai rifiuti prodotti dal Nord Italia.

All’inaspettato ”voltafaccia legislativo” attuato dallo Stato Italiano, con il quale è stata resa illegale dall’oggi al domani un’attività su cui lo stesso Stato svolgeva da sempre regolari operazioni di controllo e di quantificazione delle imposte, gli stabilimenti Omar e Petroldragon si trovano, con strana coincidenza temporale, a doversi confrontare con una forte alleanza politico/sociale che comincia ad additare Andrea Rossi quale inquinatore ambientale ed evasore fiscale.

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(15. aprile 2010)

Il Voltafaccia

Fino al 1987 i rifiuti trattati dalla Petroldragon per la produzione di olio combustibile, vengono considerati materia seconda, ovvero scarti della lavorazione delle materie prime o comunque materiali derivanti dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti; tutti i prodotti derivati da tali materiali sono esenti dalla necessità delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti.
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Senza alcun preavviso ed in maniera inspiegabilmente retroattiva, da un certo momento in poi tutte le materie seconde analoghe a quelle acquisite dalla Petroldragon per le proprie lavorazioni, vengono considerate rifiuti tossici e, come conseguenza, vengono considerati rifiuti tossici tutti i prodotti da esse derivati; l’acquisizione, lo stoccaggio, il trattamento di tali materie e di tali prodotti cominciano improvvisamente ad essere sottoposte all’obbligo dell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni e concessioni statali. La Petroldragon non possiede autorizzazioni o concessioni per il trattamento dei rifiuti, poiché mai le erano stati richiesti, pertanto la propria attività, fino ad ora totalmente regolare, si trova improvvisamente ad essere considerata, agli occhi della Pubblica Autorità, un’attività illecita e non autorizzata; tutti gli impianti, in tempi incredibilmente brevi, vengono messi sotto sequestro ed i serbatoi in cui da sempre era contenuta la materia prima, divengono, per decreto legislativo, discariche abusive di rifiuti tossici. L’Ing.Andrea Rossi, da questo momento e per molti anni a seguire, viene sottoposto ad una serie interminabile di arresti e di processi.
E’ da notarsi che tutti i prodotti che fin dall’inizio dell’attività sono arrivati come materia prima e che sono usciti nella forma di prodotti lavorati dagli stabilimenti della Omar e della Petroldragon, sono sempre stati oggetto di un rigorosissimo controllo da parte della Guardia di Finanza, in quanto materiali sottoposti ad Imposta di Fabbricazione. Quindi tutti i carichi di rifiuti in ingresso ed i carichi di prodotti in uscita, in maniera costante e continuativa, sono sempre stati campionati ed analizzati dal Ministero delle Finanze.
Durante il suo periodo di attività  la Omar –Petroldragon ha pagato allo Stato oltre 2 miliardi di lire nelle sole imposte derivate dalla produzione dei combustibili, proprio nella misura in cui il prodotto lavorato è da sempre stato considerato combustibile, ovvero oggetto di una specifica Imposta di Fabbricazione (sui combustibili, appunto).
E’ allora a dir poco paradossale il pensare che lo Stato Italiano abbia per anni incassato miliardi di lire dalle aziende di Rossi in imposte di fabbricazione ed in tasse, confermando con questo la totale accettazione dell’appartenenza alla famiglia dei combustibili dei prodotti oggetto delle imposte, per poi legiferare in maniera da giudicare totalmente illegale il tipo di attività fino a prima riconosciuta regolare e rendendo, addirittura a ritroso nel tempo, nulla ed illecita la stessa tipologia di produzione da cui derivavano tali quantità di imposte. In questo modo lo Stato Italiano sembrerebbe rendersi complice di una “associazione a delinquere” del cui modus operandi era fin dagli inizi pienamente consapevole ed, anzi, regolamentatore e controllore.

Fino al 1987, i rifiuti trattati dalla Petroldragon per la produzione di olio combustibile sono considerati materia seconda, ovvero scarti della lavorazione delle materie prime o comunque materiali derivanti dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti; tutti i prodotti derivati da tali materiali sono esenti dalla necessità delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti.

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(24. marzo 2010)

I progetti per il futuro

I risultati ottenuti dal lavoro svolto dalla Petroldragon nella produzione dell’olio grezzo e dalla Omar nella raffinazione dei prodotti finali, consentono all’Ing Andrea Rossi di cominciare a pensare di realizzare un sogno: la realizzazione di un prodotto combustibile simile a quel carburante automobilistico che così prepotentemente e così radicalmente da sempre siede sul trono delle fonti energetiche predominanti nell’economia italiana.
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Così all’interno degli stabilimenti dell’Ing Rossi comincia a prendere forma l’idea di cominciare a sperimentare e a far digerire all’opinione pubblica la possibilità di far muovere automobili e mezzi di trasporto in genere, con l’ormai collaudata lavorazione dei rifiuti della società umana, anzichè con i derivati dell’oro nero.
Nei piazzali della raffineria viene realizzato, a titolo sperimentale, un piccolo autodromo della lunghezza di circa un chilometro, dove alcune vecchie autovetture Fiat 131 senza targa cominciano a girare alimentate da un carburante sostitutivo dell’olio Diesel, ricavato da rifiuti alimentari.
Nell’anno 1993 nasce il Team di corse automobilistiche Petroldragon, con auto Alfa Romeo, che introduce una propria monoposto nel mondo delle corse di Formula 3.
La vettura si comporta onorevolmente, piazzandosi sempre a metà classifica. Nessuna ambizione nelle corse automobilistiche, ma questa autovettura alimentata con un olio derivato dai rifiuti, capace di concorrere con vetture alimentare da ben più consueti prodotti petroliferi, rappresenta una dimostrata possibilità di affermare il prodotto di Andrea Rossi quale reale alternativa ai combustibili di origine fossile.
Andrea Rossi, la Petroldragon e la Omar sono a tutti gli effetti i pionieri di una ricerca che dopo molti anni ha portato alla produzione dell’odierno Biodisel, oggi regolarmente impiegato nei gasoli per autotrazione.
In questo momento il gruppo Omar-Petroldragon viene valutato da esperti economisti intorno ai 50 miliardi di lire.

I risultati ottenuti dal lavoro svolto dalla Petroldragon nella produzione dell’olio grezzo e dalla Omar nella raffinazione dei prodotti finali, consentono ad Andrea Rossi di pensare di dare basi concrete a un sogno: la realizzazione di un prodotto combustibile simile a quel carburante automobilistico che così prepotentemente e così radicalmente da sempre siede sul trono delle fonti energetiche predominanti nell’economia italiana.

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(16. febbraio 2010)

Petroldragon: le aziende collegate

Per poter garantirsi il costante approvvigionamento di una così indispensabile materia prima (i rifiuti), la Petroldragon si avvale di una complessa rete di fornitura, per il funzionamento della quale è necessario stipulare contratti con numerose grosse aziende in Italia, scelte tra quelle che più di altre generano, nella loro normale attività produttiva, una ingente quantità di rifiuti del tipo e della qualità che più si addicono ai processi di trasformazione ideati da Andrea Rossi.
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I tipi di rifiuti ritirati sono costituiti fondamentalmente da scarti di materiali organici industriali, quali  plastiche, gomme, solventi esausti, scarti di industrie alimentari, ecc.
Tra i numerosi clienti della Petroldragon possono essere annoverati Unicem, Cementificio di Merone, Lombardi Solventi, Cartiera di Sora, ecc., aziende che usano il prodotto di Petroldragon, raffinato alla Omar, come combustibile o come materia prima per la produzione di solventi Il prezzo di vendita dei prodotti Petroldragon è inferiore del 30% circa rispetto agli analoghi, ma ad origine fossile, prodotti sul mercato.
Il lavoro di Petroldragon è costantemente supportato dalla consulenza del Politecnico di Milano, con cui Petroldragon ha firmato un contratto di ricerca.
Ad occuparsi di questa collaborazione dalla parte del Politecnico è, in particolare,  il Prof. Paolo Centola, ordinario di Impianti Chimici.

Per potersi garantire il costante approvvigionamento di una così indispensabile materia prima (i rifiuti), la Petroldragon si avvale di una complessa rete di fornitura, per il funzionamento della quale è necessario stipulare contratti con numerose grandi aziende in Italia, scelte tra quelle che più di altre generano, nella loro normale attività produttiva, un’ingente quantità di rifiuti, del tipo e della qualità che più si addicono ai processi di trasformazione ideati da Andrea Rossi.

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(12. febbraio 2010)

Il salto di qualità e l’acquisizione della raffineria Omar

Fin dagli inizi, l’invenzione di Rossi consente di trasformare i rifiuti organici in un olio, che, venduto ad aziende specializzate nella raffinazione, permette di realizzare prodotti di uso comune quali olii combustibili e solventi. Le raffinerie, quindi, da sempre costituiscono la clientela tipo della Petroldragon.
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Nell’anno 1990 l’Ing.Andrea Rossi, per il quale è ormai scontato l’immaginare fino a che punto la sua invenzione sarebbe potuta arrivare e con quante applicazioni, una volta diffusa in maniera capillare, avrebbe potuto conquistare l’interesse del mondo intero, decide di cominciare ad occuparsi direttamente della realizzazione del prodotto finale, e così, con un investimento economico di oltre 4 miliardi di lire e a scapito di una notevole esposizione presso gli istituti di credito, acquista la raffineria Omar.
La Omar è storicamente una raffineria per oli lubrificanti ed appare, pertanto, particolarmente idonea alle lavorazioni dei prodotti della Petroldragon, dato che dispone di una colonna di distillazione sotto vuoto totalmente realizzata in acciaio inossidabile e di enorme valore, strumento molto importante ai fini della lavorazione del prodotto.
In breve tempo la Omar produce autonomamente, trattando l’olio proveniente dalla Petroldragon, i prodotti finiti, quali l’olio combustibile ed i solventi, prima realizzati da aziende terze.

Fin dagli inizi, l’invenzione di Rossi consente di trasformare i rifiuti organici in un olio che, venduto ad aziende specializzate nella raffinazione, permette di realizzare prodotti di uso comune quali oli combustibili e solventi. Le raffinerie, quindi, da sempre costituiscono la clientela tipo della Petroldragon.

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(11. febbraio 2010)

Il boom mediatico del Refluopetrolio

I prodotti della Petroldragon cominciano a muovere l'interesse dei media, come i giornali televisivi e le testate giornalistiche nazionali, Jimmy Carter rivela il suo interesse in questa nuova tecnologia (28. gennaio 2010)

Combustibili dai rifiuti – la nascita della Petroldragon

Nell’anno 1978 Andrea Rossi, che mai ha abbandonato la sua passione per la ricerca e per l’innovazione, ulteriormente stimolati da un contesto sociale e storico nei quali il problema delle fonti energetiche era di particolare attualità , intuisce la possibilità di trasformare i rifiuti di origine organica in un prodotto liquido molto simile a quel petrolio che quotidianamente viene estratto dagli strati più profondi della crosta terrestre.
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E’ noto che le masse di residui organici animali e vegetali, nel tempo, vengono trasformate in petrolio grazie alle elevatissime pressioni esercitate dalla forza di gravità ed ai gradienti di temperatura determinati dalla fusione del nucleo perennemente incandescente posto al centro della Terra. Allo stesso modo Andrea Rossi immagina la possibilità di creare artificialmente le condizioni ambientali necessarie per questo processo, esasperandole in maniera da accelerare incredibilmente trasformazioni chimiche e fisiche che in natura impiegano intere ere geologiche per attuarsi, come a simulare il lavoro che il nostro pianeta svolge in qualche milione di anni.
Innumerevoli sono state le difficoltà e gli ostacoli tecnici da superare per trasformare questa intuizione in un procedimento pratico, ripetibile e conveniente; i lunghi studi ed i ripetuti tentativi, comunque, hanno, passo dopo passo, portato allo sviluppo di una tecnologia con cui si è riuscito a simulare il fenomeno che avviene nelle viscere della terra, sottoponendo i rifiuti ad una serie di pressioni e di differenze di temperatura in atmosfera riducente, fino all’ottenimento di olio combustibile, carbone e gas (quest’ultimo utilizzato per la stessa alimentazione del processo).
Questa innovativa tecnologia viene brevettata dall’Ufficio Brevetti Cicogna di Milano nel 1978.
Per chi sia interessato a conoscere le vicende connesse ai difficili inizi ed ad avere una visione più completa del processo, potrà farlo leggendi i seguenti libri:
Petrolio dai rifiuti, Sugarco Editrice, Milano 1980
In nome del petrolio, GEI- Rizzoli, Milano 1983, ristampato da Mondadori nel 1985
Fin da subito le potenzialità della cosa appaiono rivoluzionarie ed in pochi mesi la Petroldragon (questo il nome della società nata per sviluppare e concretizzare questa tecnologia) , con un macchinario ancora piuttosto improvvisato e di realizzazione artigianale, riesce a creare due tonnellate di olio da dieci tonnellate di rifiuti di tipo organico, ovvero rifiuti recuperabili in quella frazione di rifiuti urbani costituita da carta, legno, plastica, alimentari e simili.
Nel 1978, con un investimento da parte di Andrea Rossi che ha già raggiunto parecchie centinaia di milioni di lire, la tecnologia di produzione di olio dai rifiuti, prende definitivamente forma ed il macchinario realizzato per attuare la trasformazione è a tutti gli effetti attivo e funzionante.
A breve l’Ing. Rossi, che gia’ ha trovato la strada per trasformare, con un processo di raffinazione il suo prodotto in altri prodotti raffinati pronti per essere immessi nel mercato, comincia una produzione continua del proprio olio, arrivando a produrre 20 tonn  al giorno.

Nell’anno 1978 Andrea Rossi, che mai ha abbandonato la sua passione per la ricerca e per l’innovazione, ulteriormente stimolate da un contesto sociale e storico nei quali il problema delle fonti energetiche era di particolare attualità, intuisce la possibilità di trasformare i rifiuti di origine organica in un prodotto liquido molto simile a quel petrolio che quotidianamente viene estratto dagli strati più profondi della crosta terrestre.

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(27. gennaio 2010)

Gli inizi

Andrea Rossi nasce il 03/06/1950 a Milano.
Durante le vacanze scolastiche, dal 1957 al 1968, lavora nell’officina meccanica del padre Luigi, specializzata nella costruzione di carpenteria metallica media. Impara ad usare tutte le principali macchine operatrici di carpenteria (saldatrici, torni, piegatrici, cesoie ecc.). Impara a disegnare e costruire macchinari di vario genere e ad organizzare il lavoro in fabbrica.
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Durante questo periodo non succedono cose particolari; la vita di Andrea Rossi in questo periodo trascorre studiando almeno 8 ore al giorno e facendo sport (atletica leggera, campione italiano 1970 di corsa su strada, record mondiale juniores 1969 nella 24 ore di corsa).
Negli studi era particolarmente portato per la fisica e la chimica; si iscrive alla Facoltà di Filosofia  per approfondire le radici del sapere scientifico e la loro origine da un punto di vista matematico-filosofico; ha seguito un corso particolare, ideato dal prof. Ludovico Geymonat, di Filosofia della Scienza.
Nel 1973 Andrea Rossi si laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Milano con una Tesi sulla Teoria della Relatività di Albert Einstein e le sue correlazioni con la Fenomenologia di Husserl ( 110/110).
Nel 1979 Andrea Rossi otterà la laurea in Ingegneria Chimica presso l’Università di  Kensington, in  California (USA) anche in virtù dei numerosi crediti professionali acquisiti presso tale Università grazie ai numerosi brevetti depositati fin dai primi anni della propria carriera professionale.
Gli studi di Andrea Rossi fin dall’inizio della sua carriera si indirizzano verso una continua ricerca legata ad impianti per il recupero di energia dai rifiuti.
Nel 1974 viene depositato un brevetto per un sistema di incenerimento con post-combustione a turbina. Gli studi condotti sugli impianti di depurazione dei fumi (si veda il libro “L’incenerimento dei rifiuti e la depurazione dei fumi”, pubblicato a Milano da Tecniche Nuove nel 1978) nel 1977 portano al brevetto di un nuovo filtro depuratore per le alte temperature, nella difesa della proprietà intellettuale del quale viene vinta una causa per violazione di brevetto contro la Bayer di Leverkusen.
Per la produzione degli apparati brevettati Andrea Rossi realizza, all’interno della fabbrica di proprietà della famiglia “La Metallotecnica”, una divisione, che prende il nome di Dragon, specializzata nella produzione di inceneritori di rifiuti con recupero di energia ed in depuratori di fumo.
Al fine di competere con la concorrenza mondiale, Andrea Rossi continua, allo scopo di ottenere risultati sempre migliori, il suo rigoroso studio sull’utilizzo e sullo sviluppo dei processi chimici e fisici connessi a queste tecnologie. I risultati ottenuti da questo continuo impegno, sono ampiamente trattati nel libro “L’incenerimento dei rifiuti e la depurazione dei fumi”, pubblicato a Milano da Tecniche Nuove nel 1978; tale testo è stato anche utilizzato presso il Politecnico di Milano come testo ausiliario nel corso di Impianti Chimici.
Negli anni compresi tra il 1971 ed il 1996, la Dragon realizza, nel mondo, circa 1500 impianti di incenerimento con recupero di energia, e tra il 1975 ed il 1996, realizza all’incirca 200 impianti di depurazione.

Andrea Rossi nasce il 03/06/1950 a Milano.

Durante le vacanze scolastiche, dal 1957 al 1968, lavora nell’officina meccanica del padre Luigi, specializzata nella costruzione di carpenteria metallica media. Impara ad usare tutte le principali macchine operatrici di carpenteria (saldatrici, torni, piegatrici, cesoie ecc.). Impara a disegnare e costruire macchinari di vario genere e a organizzare il lavoro in fabbrica.

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(27. gennaio 2010)